Il restauro in tempo di crisi, di Giorgio Bonsanti La crisi generalizzata che stiamo soffrendo provoca inevitabilmente una dose d’incertezze e difficoltà anche nel mondo del restauro, che non può certo rimanere indenne dai fenomeni che coinvolgono l’economia mondiale. I grandi sistemi bancari, i gruppi industriali fino ad ieri prepotenti giganti sul panorama mondiale, domandano aiuto, evidente paradosso, a quei Governi nazionali che poco fa trattavano con sufficienza. Nell’azzeccata vignetta di un disegnatore satirico (Sergio Staino), leggiamo: “Da non crederci: quarant’anni a predicare la crisi finale del capitalismo…e quando arriva ci trova impreparati”. E dunque in questa situazione esistono dei rischi anche per il restauro. Alcune Soprintendenze riescono ancora in questo 2009 a mantenere un’attività nel restauro quasi immutata, grazie a situazioni particolari; ma le informazioni che giungono dal Ministero parlano di piani pluriennali che per i prossimi anni vedranno ridursi in forte progressione i finanziamenti pubblici. Rischiano di diminuire sensibilmente anche i contributi di tutti quei soggetti privati o semiprivati, a cominciare dagli Enti bancari, che hanno svolto un ruolo di primaria importanza nel restauro italiano, molto per merito del prezioso operato sul territorio dei funzionari delle Soprintendenze. Queste sofferenze coinvolgono sia i restauratori privati che operano singolarmente o in forme societarie a piccoli numeri, che le ditte a dimensioni rilevanti, in condizione di dover considerare riduzioni del personale. Sono situazioni sicuramente rese più critiche anche per responsabilità dell’assurdo sistema degli appalti pubblici vigente nel nostro Paese dalla metà degli anni Novanta, che ha reso straordinariamente difficile premiare la qualità e distribuire il lavoro secondo criteri di equanimità.
Le considerazioni svolte fin qui rendono ancora più fondamentale levare alta la voce perché non escano penalizzate ingiustamente le attività nella cultura nel nostro Paese, fra le quali il restauro svolge un ruolo di particolare importanza. Nei momenti difficili, com’è intuitivo e conferma l’esperienza, i primi tagli si operano nelle attività della cultura, ritenute improduttive secondo un luogo comune inaccettabile ma diffuso che è, soprattutto, sbagliato. Sono proprio gli investimenti nella cultura che, ad esempio, hanno salvato Torino nel momento della prima crisi della FIAT, che funzionano da potente motore non soltanto di civiltà ma specificamente di tenuta economica. E’ autolesionista perdere i cervelli in fuga verso l’estero, rinunciando al ritorno degli investimenti operati nel costruire le professionalità proprio nel momento in cui dovrebbero (e vorrebbero) restituire quanto hanno ricevuto; ma lo sarebbe altrettanto vietarsi di trarre profitto dalle professionalità che sono andate in varie maniere creandosi in un settore come il restauro, straordinariamente denso di saperi di ogni specie. Certamente il restauratore contemporaneo deve allargarsi globalmente, ma questo non significa rinunciare a solo vantaggio di altri ad un patrimonio di conoscenze che appartiene a tutti, e che sarebbe in grado di reinnescare i meccanismi che riconducano a condizioni più favorevoli. Il Salone del Restauro del 2009, che registra l’immutata partecipazione dei più svariati soggetti pubblici e privati e appare pertanto in controtendenza, deve significare proprio questo: nervi saldi, impegno, fiducia nelle possibilità di superare le difficoltà investendo laddove ancora si renda possibile e comunque mantenendo le posizioni. La sua funzione risulta dunque particolarmente fondamentale proprio oggi, per le conferme che può offrire in merito al valore e alla rilevanza delle attività economiche nel settore. L’edizione corrente è stata impostata in gran parte al momento in cui la crisi non era ancora ad uno stadio così acuto, e vedremo nel 2010 quanto saremo riusciti a conservare il controllo; ma costituisce in ogni caso un’occasione particolarmente preziosa per parlarci, per confrontarci, e per difendere e diffondere la convinzione che proprio in queste strette si renda necessaria per tutti noi del restauro una forte solidarietà di categoria. Dalla crisi dobbiamo uscire tutti insieme, pena il rimanerne travolti.
Giorgio Bonsanti
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